Come nasce il formato 35mm - Corsi di Fotografia

35mm una piccola sigla che in realtà nasconde una storia affascinante che ancora oggi è una delle pietre miliari della fotografia. 

In uno degli ultimi articoli di questo blog si è parlato della differenza tra sensori APS-C e Full-Frame (qui l’articolo). Oltre alle questioni puramente tecniche spesso si sente parlare di sensori Full-Frame come quei sensori riservati ai professionisti della fotografia (da quando è la macchina fotografica a fare la fotografia e non il fotografo??).

È bene dunque soffermarci sul termine Full-Frame e di come quel sensore che copre pienamente il formato 36X24 millimetri, un formato diventato nei decenni lo standard di riferimento, tanto da essere considerato il “frame” per definizione.

La prima domanda legittima che dovrebbe venirci in mente è perché sia stato scelto questa dimensione e non un’altra. Fin dalla sua introduzione questo formato è stato quello che si è diffuso maggiormente nelle fotocamere 35mm a pellicola ed è inoltre reso estremamente pratico nel suo comodo packaging che è il formato 135 del rullino.

pellicola 35mm

Nella normale evoluzione tecnologica, che ci ha portato alla fotografia digitale, di fatto si è vista la sostituzione del dorso analogico in favore di quello digitale mantenendo di fatto tutto il resto della macchina fotografica inalterato, al netto di migliorie tecnologiche. 

Questa evoluzione ha fatto si che la maggior parti dei fotografi si siano abituati a nominare questo numero, 35mm, senza però porsi la domanda della correlazione che c’è tra questo “numero” e il fatto che il formato della pellicola prima e dei sensori dopo sia riconducibile al formato di 36X24 millimetri oppure perchè il rullino 35 millimetri  in cui nessuna delle due dimensioni è 35 millimetri si chiama 135?

Cercheremo di ricostruire una storia affascinante, fatta di uomini, aziende ed intuizioni che ancora oggi sono alla base della fotografia. 

Cerchiamo dunque di fare un po’ di chiarezza per capire esattamente come si è evoluta questa magnifica arte grazie al contributo di uomini geniali e aziende e prodotti che sono entrati nella storia della fotografia come delle vere e proprie icone fino ad arrivare alla moderna fotografia così come la conosciamo oggi.

Come spesso accade le soluzioni tecnologiche che si affermano come quelle vincenti sono il frutto di tanti fattori e non solo di un progetto ben delineato. Episodi, coincidenze, casi fortuiti e personaggi hanno fatto si che il corso degli eventi prendesse una determinata piega tanto da diventare storia.

Questa ricostruzione non può che partire da quello che si ritiene storicamente uno dei padri della fotografia e della sua azienda: George Eastman e la Eastman Kodak Company. Era il 4 settembre 1888.

George Eastman

David Houston era uno dei tanti emigrati giunti in America nella prima metà dell’ 800 lasciando la Scozia. Si guadagnava da vivere come agricoltore, ma era anche un abile inventore e nel 1881 registrò il suo primo brevetto per una fotocamera che utilizzava un rullino, che non era ancora stato inventato.

Houston concesse in licenza il suo brevetto alla Kodak Company ricevendo 5.750$, che per l’epoca era considerata una somma di tutto rispetto.

Houston concesse in licenza a Kodak anche  i brevetti per fotocamere pieghevoli panoramiche e caricate con riviste. Fino a quel momento infatti le pellicole erano prodotte e vendute in lastre piane impacchettate in apposite cartucce.

George Eastman non era solo un imprenditore ma anche un visionario e il suo obiettivo era quello di rendere il più diffuso possibile il mezzo fotografico così che potesse essere utilizzato da quante più persone possibile che avrebbero poi acquistato le sue pellicole.

L’acquisizione di questi brevetti erano dunque funzionali ai suoi obiettivi e il rullo si mostrerà come elemento fondante della sua strategia. Nel 1891 Thomas Edison di inventò il cinema brevettando il suo Kinetoscopio grazie all’uso della pellicola in rullo.  

Kinetoscopio

Negli stessi anni un impiegato di Thomas Edison, tal  William Kennedy Laurie Dickson, pensò di tagliare a metà una pellicola Kodak da 70 millimetri, ottenendo due strisce da 35 millimetri poi giuntate alle due estremità dando vita ad un unico rullo. Le ragioni per cui Kodak realizzasse pellicole da 70mm non sono note, probabilmente era il miglior compromesso per avere una buona qualità. Di fatto, l’intuizione di Dickson aveva praticamente dato il via alla diffusione della pellicola da 35mm.

In realtà in quegli anni si producevano pellicole con i formati più svariati e venivano proposte con apparecchiature sperimentali ( spesso realizzate in violazione a brevetti depositati) finché nel 1909 venne indetto il Congresso degli Editori di Film di Parigi che pose la parola fine alla querelle e si arrivò alla conclusione che il formato della pellicola per uso cinematografico dovesse essere il 35mm di Edison.

Nel 1928 il formato subì un ulteriore aggiornamento per poter introdurre la traccia audio (si trattava pur sempr di una pellicola cinematogrfica)

Nello standard cinematografico la pellicola è larga 35 millimetri, ma poiché ai lati vi sono le perforazioni ( anche queste oggetto di standardizzazione), il fotogramma utile è largo 24 mm con un’altezza di 18 mm.

La pellicola 35 mm diventa sempre pù diffusa. 

Visto il proliferare della pellicola cinematografica a 35mm si iniziò a pensare di produrre apparecchi fotografici che ne facessero uso. Nel 1908 Leo, Audobard e Baradat depositarono in Inghilterra il primo brevetto per una fotocamera 35 mm che comunque non fu mai prodotta, mentre tra il 1913 e il 1920 comparve sul mercato il primo apparecchio a 35 mm che la storia ricordi, denominato Homeos, una macchina stereofotografica progettata da un tal Jules Richard, ma senza ottenere grande successo.

homeos 35mm

La prima fotocamera di un certo successo fu la American Tourist Multiple, lanciata nel 1913 per un mercato di fascia alta visto il prezzo esorbitante per l’epoca di 175$ (circa 4000,00 € attuali)

American Tourist Multiple 35mm

Oskar Barnack e la Ernst Leitz Optische Werke

Ed è qui che si inserisce il secondo importante personaggio della storia.
Oskar Barnack era un brillante ingegnere e fine progettista in meccanica di precisione e dirigeva il reparto di progettazione della Ernst Leitz Optische Werke, una media azienda specializzata in microscopi e ottiche di precisione operante a Wetzlar in Germania.

Oskar Barnack

La Leitz, all’epoca di proprietà di Ernst Leitz II, figlio del fondatore, aveva anche una piccola produzione di apparecchi fotografici di grande e medio formato, senza ovviamente poter competere con la più strutturata Zeiss, che sarebbe poco dopo diventata un vero colosso a seguito dell’acquisizione di diverse aziende tedesche.

Da tempo Barnack nutriva il sogno di poter realizzare un apparecchio fotografico più leggero e trasportabile, anche per via della sua asma, tuttavia, progetti in tal senso non erano nei piani di Ernst Leitz II e della sua azienda.

L’occasione giusta gli si presentò quando a Barnack venne chiesto di studiare un nuovo modello di cinepresa 35 millimetri da immettere sul mercato. L’occasione era troppo ghiotta per farsela scappare e con la scusa di fare alcuni test su spezzoni di pellicola iniziò a sviluppare una fotocamera sullo standard 35mm.

L’intuizione fu quella di utilizzare la pellicola orizzontalmente invece che verticalmente portando il fotogramma dal 24×18 all’attuale 36×24 mm. Questa maggior dimensione della pellicola consentiva una miglior qualità dell’ingrandimento e una resa decisamente competitiva con i formati fotografici 120 e 127 utilizzati fino ad allora negli apparecchi più portabili.

La soluzione sembrava essere quella definitiva ma c’era ancora un problema da risolvere: la superficie della pellicola risultava troppo grande per essere usata con gli obiettivi per uso cinematografico (24x18mm) e non era pensabile utilizzare gli obiettivi del medio formato decisamente troppo pesanti.

Interviene il brillante ottico Max Berek che progetta il mitico Elmar 5 cm, un’ottica dalla qualità impeccabile che consentirà al piccolo formato di non far rimpiangere in termini di qualità le fotografie scattate in 6X6 o 6X4,5 e che sancirà la nascita di un nuovo mito.

Elmar 5 cm

Nel 1913 Ernst Leitz I decide di investire in questo progetto ma l’inizio della prima guerra mondiale obbligo a posticipare l’uscita della Leica I che arrivò sul mercato solo nel 1925. (Leica dalla crasi Leitz Camera).

Leica I

La Leica I è notoriamente un prodigio di tecnica e di elevata precisione meccanica e ottica e vantava anche una serie di accessori che la rendevano molto pratico l’intero sistema.

Per agevolare il caricamento del rullo era stato predisposto un contenitore di metallo pre-caricato in camera oscura che opportunamente avvicinato al dorso della fotocamera faceva scivolare la pellicola senza che questa prendesse luce.

Il successo neanche a dirlo fu enorme e l’azienda decise di investire sul sistema immettendo sul mercato la Leica Standard che era equipaggiata con il primo innesto a vite per obiettivi. La Leica iniziava a far paura anche a colossi del calibro di Zeiss che non aspettarono oltre e immise sul mercato la sua fotocamera 35mm

Leica Standard

A capo della progettazione del colosso Zeiss un giovane August Nagel, che prima di questo impiego aveva lavorato come apprendista in una fabbrica di meccanica di precisione ed era appassionato di fotografia e progettava per diletto macchine fotografiche.

Nel 1908 fondò a Stoccarda, assieme al suo amico Carl Drexler, la Drexler & Nagel più tardi nota come Contessa-Camerawerke Stuttgart, impresa di grande successo che fu una di quelle acquisite dalla Zeiss nel 1926 nella grande operazione che portò alla formazione della Zeiss Ikon AG.

A Nagel venne affidato l’incarico di Direttore di Produzione, ma non gli fu concesso un posto nel Consiglio di Amministrazione. Il malcontento di Nagel fu tale che lo portò a fondare la Dr.-August Nagel-Factory portando con se non solo il know-how ma anche buona parte dei tecnici del progetto Contax.

Nagel dimostrò in un solo colpo di essere non solo un eccellente progettista ma anche un notevole imprenditore tanto da immettere sul mercato delle fotocamere che a pieno titolo hanno un posto nella storia della fotografia come la Librette e la Vollenda.

Librette e Vollenda

In questa escalation di eccellenze fotografiche, il colosso Kodak non restava a guardare e se da un lato la sua strategia commerciale prevedeva di vendere dei prodotti a prezzo molto basso per puntare tutto su ciò che oggi chiameremo materiale di consumo dall’altro voleva dire la sua nel segmento delle fotocamere 35mm.

Le politiche commerciali di Kodak però non garantivano prodotti tecnologicamente avanzati all‘altezza della concorrenza poiché la filosofia del colosso è sempre stata quella di garantire la diffusione  della fotografia per poi vendere le pellicole.

Per colmare questo gap tecnologico che non le permetteva di produrre macchine 35mm aveva la necessità di acquisire un’azienda che le permettesse di recuperare il terreno e la Dr.-August Nagel-Factory era la soluzione perfetta. 

Questa volta per Nagel le cose andarono molto meglio e nel 1932 l’accordo fu siglato riconoscendo al progettista-imprenditore un ruolo primario, divenendo Direttore della nuova Kodak AG con l’obiettivo di realizzare una fotocamera 35 millimetri che doveva avere al momento della sua uscita sul mercato una caratteristica fondamentale: essere molto più economica delle sue concorrenti.

Nel 1934 viene presentata sul mercato la Kodak Retina e numero di prodotto 117 ad un prezzo inferiore a quello della Leica Standard e della stessa Zeiss. Per la Kodak Retina fu scelto l’obiettivo Xenar della tedesca Shneider, poiché Zeiss si rifiutò di fornire i propri Tessar a causa dei contrasti mai appianati con Nagel.

Kodak Retina

Con la Kodak Retina n. 117 fu  presentato un nuovo caricatore 35mm (rullino) pronto per essere utilizzabile in campo, compatibile tanto con il sistema di caricamento della Leica che con quello Contax.

Siamo davanti ad una pietra miliare per la fotografia il Daylight 135 che ad oggi è tutt’ora utilizzato. Il numero 135 è l’identificativo assegnatogli dalla Kodak, che numerava progressivamente tutti i suoi prodotti. In realtà il nuovo formato di rullino avrebbe dovuto avere un altro numero ma fu deciso di utilizzare il 135 per dare un chiaro riferimento al formato della pellicola.

In un solo colpo, il caricatore pre-caricato di Zeiss, che sembrava una vera rivoluzione, risultava assolutamente superato tanto da decretarne la fine della produzione.

Cartdrige 135

Oggi le pellicole e i rullini stanno vivendo una nuova alba grazie anche alla riscoperta di molte fotocamere definite vintage che si ritrovano nelle cantine dei nonni.
Credo che tutto si debba anche al fatto che per quanto la fotografia sia cambiata, anche a causa dell’avvento del digitale, quel numerino 35 ritorna sempre alla mente degli appassionati e li lega indissolubilmente alle sue origini

Maximiliano Fagioli

Maximiliano Fagioli

Fotografo

Fondatore e docente di Corsi di Fotografia, da circa 10 anni si occupa di formazione nel campo della fotografia con all’attivo più di 30 corsi con oltre 500 studenti. Ritrattista e fotografo di matrimonio fa della fotografia un prezioso strumento artistico e di comunicazione.